Esistono, però, condizioni intermedie tra la coscienza normale e lo stato vegetativo. Nel 2002 è stato coniato il termine di “Stato di minima coscienza” (MCS: minimally conscious state) per descrivere questo tipo di pazienti. Questi presentano alcuni comportamenti sicuramente definibili volontari, ma che non sono costanti nel tempo. E’ tipico l’inseguimento con lo sguardo di un oggetto in movimento. Sono possibili anche altre manifestazioni come l’apertura a comando degli occhi, risposte semplici “sì-no”, scrittura, verbalizzazione elementare o con strumenti elettronici facilitanti. Si tratta di pazienti che possono ulteriormente migliorare le proprie condizioni, anche se in maniera variabile. Pertanto è fondamentale poter distinguere questa condizione dallo stato vegetativo, per tutte le difficili decisioni terapeutiche, legali e bioetiche.
venerdì 21 febbraio 2014
Cosa c'è nella testa dei pazienti in stato vegetativo?
Esistono, però, condizioni intermedie tra la coscienza normale e lo stato vegetativo. Nel 2002 è stato coniato il termine di “Stato di minima coscienza” (MCS: minimally conscious state) per descrivere questo tipo di pazienti. Questi presentano alcuni comportamenti sicuramente definibili volontari, ma che non sono costanti nel tempo. E’ tipico l’inseguimento con lo sguardo di un oggetto in movimento. Sono possibili anche altre manifestazioni come l’apertura a comando degli occhi, risposte semplici “sì-no”, scrittura, verbalizzazione elementare o con strumenti elettronici facilitanti. Si tratta di pazienti che possono ulteriormente migliorare le proprie condizioni, anche se in maniera variabile. Pertanto è fondamentale poter distinguere questa condizione dallo stato vegetativo, per tutte le difficili decisioni terapeutiche, legali e bioetiche.
lunedì 13 agosto 2012
Neurobiologia della saggezza (1)
Ho trovato tempo fa una review particolarmente interessante che mira ad analizzare da un punto di vista neurobiologico l'attributo umano della saggezza. L'ho trovato innanzitutto particolarmente ambizioso, la saggezza è un attributo unico della specie umana e particolarmente riconosciuto dall'uomo stesso fin dagli albori della civiltà, quindi ricco di storia, tuttavia mai è stato sviscerato da un punto di vista prettamente scientifico."Più lontani si va e meno si apprende e ci si avvicina alla verità. Per questo l'uomo saggio non cammina e arriva." Lao Tzu
Per secoli la saggezza è stata dispensatrice di religione e filosofia e le prime definizioni della stessa sono rintracciabili in questi due campi: in campo religioso la saggezza è quasi universalmente riconosciuta come virtù, mentre in campo filosofico è definita quale giudiziosa applicazione della conoscenza.
Alla fine arriva la scienza, e questa review in particolare, che prendendo in analisi la saggezza compie un azione non nuova, ma che personalmente ho trovato molto utile. La saggezza è un costrutto e come tale va considerata. Ho detto che è cosa non nuova in quanto già le civiltà antiche la ritenevano un costrutto di diverse sottocomponenti. Certo è che questo complesso di componenti che la forma varia sensibilmente in base al periodo storico che si considera e tra le diverse culture, ognuna pone un'enfasi particolare su una di queste: nella grecia classica la razionalità, nelle culture dell'estremo oriente l'equilibrio emotivo, etc. eppure tutte queste concettualizzazioni della saggezza condividono numerose caratteristiche come la capacità di ponderato processo decisionale, la compassione, l'altruismo e la capacità di intuizione.
Nel XIX secolo Gall, teorico della frenologia, incluse tre le 27 funzioni mentali la "sagacità comparativa" e la assegnò alla regione prefrontale. Solo pochi decenni fa, discipline di maggior credito scientifico hanno cominciato a considerare la saggezza come elemento degno di discussione. Erikson suppose che l'ultimo stadio della sua teoria dello sviluppo psicosociale, che andrebbe dai 65 anni alla morte, centrato sulla risoluzione con esito favorevole del conflitto tra l'integrità dell'io e la disperazione fosse la saggezza. Negli anni '70 Baltes et Al., Clayton e altri ancora hanno cominciato una ricerca di tipo empirico in questo settore e nonostante le prime teorie della cultura occidentale ponessero l'accento sulle facoltà cognitive, Ardelt et Al. posero l'attenzione sull'importanza del autocontrollo emotivo. In pratica l'evoluzione della moderna concettualizzazione della saggezza ha portato a condividere notevoli somiglianze con alcuni dei più antichi concetti di saggezza postulati nel Bhagavad Gita, un antico testo indiano di contenuto religioso.
Recentemente la sorti della comprensione dell'attributo umano della saggezza sono legate alle attenzioni della psichiatria che, come le altre discipline mediche, ha cominciato a porre l'attenzione non esclusivamente sulla patologia, ma sullo stato di salute, la prevenzione e quindi i fattori protettivi nei confronti della patologia stessa. Comprendere la neurobiologia della saggezza può avere un notevole impatto clinico, come lo sviluppo della prevenzione, del trattamento e della riabilitazione per persone con importanti disturbi neuropsichiatrici (es. demenza frontotemporale). Tuttavia i ricercatori si sono tenuti alla larga dall'indagare sulla saggezza soprattutto a causa della difficoltà nel definirne il fenotipo. Si può considerare certamente la saggezza come un attributo distribuito nella popolazione generale lungo un continuum più che come un attributo raro limitato a persone-simbolo, però, sebbene sia piuttosto piuttosto stabile come tratto all'interno di uno stesso individuo, si esprime negli altri con sfumature diverse e inoltre è anche frutto, in misura significativa, dell'esperienza e dell'apprendimento.
Dunque anche se non esiste una definizione consensuale di saggezza si può asserire che essa sia un unico costrutto psicologico e non solo l'insieme di caratteristiche desiderabili riunite sotto un'unica etichetta unificante. Le componenti della saggezza sono:
- atteggiamenti/comportamento prosociale
- conoscenza pragmatica della vita
- omeostasi emotiva
- riflessione/comprensione del sé
- valore del relativismo/tolleranza
- riconoscimento e trattamento efficace dell'incertezza
Si può quindi procedere ad esaminare la neurobiologia di queste 6 componenti concentrandosi sulla loro presunta localizzazione neuroanatomica, determinata in primo luogo da neuroimaging funzionale e in secondo luogo sulla funzione dei neurotrasmettitori ivi prodotti.
ATTITUDINE E COMPORTAMENTO PROSOCIALE
"Di tutte le cose che la saggezza procura per ottenere un'esistenza felice, la più grande è l'amicizia." EpicuroUna delle più consistenti componenti della saggezza, sia nella letteratura antica che in quella moderna, è la promozione del bene comune a prescindere dai propri interessi, mostrando comportamenti e attitudini prosociali quali empatia, cooperazione e altruismo. Così i sociopatici che possono presentare una squisita cognizione sociale e un controllo emotivo al fine di facilitare le loro motivazione egoistiche, non possono essere considerati saggi.
EMPATIA. L'empatia facilita i comportamenti prosociali, incluso l'altruismo. I neuroni specchio, originariamente scoperti nei primati e successivamente riscontrati nel giro frontale inferiore dell'uomo con tecniche neurofisiologiche e di neuroimaging, potrebbero essere il substrato neurobiologico primitivo dell'empatia. Nella corteccia prefrontale i neuroni specchio si attivano con lo stesso pattern sia in individui che compiono una determinata azione che in individui che guardano semplicemente qualcun altro compiere la medesima azione, cosa che suggerisce il loro ruolo nell'apprezzare la comunicazione non verbale. Persone con una maggiore mimica somatica incoscia hanno una maggiore disposizione all'altruismo. Quando i bambini osservano e imitano le espressioni facciali, i neuroni specchio si attivano e questa attività appare correlata con il livello di empatia. Naturalmente l'empatia è più complessa della semplice mimica somatica, richiede di prendere consapevolmente la prospettiva di un'altra persona e ciò si ricollega alla "teoria della mente" sviluppata da Perner e Lang e consiste in un modello che spiega come una persona capisce stati mentali altrui e le emozioni. Le ricerche di neuroimaging nell'ambito della "teoria della mente" hanno costantemente mostrato l'attivazione della corteccia prefrontale mediale e del solco temporale posterosuperiore. La corteccia prefrontale mediale sembra coinvolta nel "mentalizing" ovvero concepire il mondo interiore degli altri mentre l'attivazione del solco temporale posterosuperiore si verifica in risposta a stimoli visivi rilevanti per la percezione degli stati mentali (es. mimica somatica, espressioni facciali). Studi con risonanza magnatica funzionale mostrano il coinvolgimento della corteccia prefrontale mediale nella percezione di stati emotivi condivisi. Lesioni alla corteccia prefrontale ventromediale sono predittive per deficit empatici. Fondamentale per l'empatia è la capacità di distinguere il sé dagli altri al fine di evitare un mero contagio emotivo, ancora la risonanza magnetica funzionale ha indicato che il giro temporale superiore e il lobo parietale inferiore potrebbero essere responsabili della differenzazione delle proprie emozioni da quelle altrui.
COOPERAZIONE. Al contrario della concorrenza, la cooperazione è legata al comportamento prosociale ed è stata studiata con tecniche di neuroimaging usando un insieme di attività (es.giochi di fiducia/reciprocità incluso "il dilemma del prigioniero). Studi di risonanza magnetica funzionale dimostrano che la cooperazione attiva la corteccia prefrontale mediale e il nucleo accumbens/striato ventrale, coinvolte queste ultime anche nel circuito centrale della ricompensa. Allo stesso modo la "punizione altruistica" (punizione dei trasgressori delle norme sociali al costo di se stessi) attiva la microcircuiteria della ricompensa. Al contrario la competizione diminuisce l'attivazione delle aree attivate dalla cooperazione o attiva altre regioni come la corteccia prefrontale dorsolaterale. In uno studio con risonanza magnetica nucleare alcuni individui sociopatici hanno mostrato (rispetto a soggetti di controllo) una ridotta risposta dell'amigdala mentre si mostravano non cooperativi durante un compito di cooperazione sociale e una ridotta attività della corteccia orbitofrontale quando cooperavano, suggerendo una mancanza di emozioni spiacevoli mentre infrangevano norme sociali e una mancanza di emozioni positive mentre invece adottavano comportamenti cooperativi.
ALTRUISMO. L'altruismo si sovrappone alla cooperazione anche se è da notare come in quest'ultimo sia presente un danno potenziale a cui il soggetto altruista si espone per aiutare l'altro. Harbaugh et Al. hanno dimostrato come l'idea di donare volontariamente del denaro comparata a quella di pagare le tasse (percepita come necessaria per il bene sociale) causi un'aumentata attivazione della microcircuiteria della ricompensa (caudato e nucleo accumbens).Questo paradossalmente suggerisce che il substrato neurale dell'altruismo può essere equiparato a quello del più istintuale auto-piacere.
Diversi studi genetici hanno riportato che l'ereditarietà dei comportamenti prosociali, compreso l'altruismo va dal 50% al 60%. Inoltre, diversi studi indicano il coinvolgimento delle monoammine e di alcuni neuropeptidi con i risultati più importanti per i ruoli di dopamina, serotonina e i neuropeptidi ipotalamici vasopressina e ossitocina negli atteggiamenti/comportamenti prosociali.
mercoledì 6 giugno 2012
RIP Andrew Huxley (1917-2012)
giovedì 29 marzo 2012
buon compleanno neuronerd!
venerdì 2 marzo 2012
Apologia dell'errore
a è il regno degli errori (e degli orrori). Darwin ha fatto risalire le “prodezze” umane a innumerevoli sbagli di un organismo microscopico, incapace di replicarsi con fedeltà. Dal batterio a bipedi forniti di grosso sedere, abili mani, cranio crivellato e rapidi a ciarlare. Non dobbiamo necessariamente scomodare l’evoluzionismo, né i filosofi, per celebrare l’errore: la DNA polimerasi, l’enzima che duplica il genoma per destinarlo alla cellula figlia, commette un errore ogni 109 nucleotidi (e non è l’unica a sbagliare). Sembrerà poco, ma non lo è considerando l’innumerevole quantità di specie viventi e l’enorme tempo a disposizione concesso dalla Terra: siamo predestinati a inciampare lungo il cammino.
uto-incoraggiamento, la self-confidence, la grande forza che spinge avanti, cioè verso nuovi errori, la produzione umana. Non possiamo innalzarci restando a guardare i volti altrui: “I pedagoghi e gli educatori della prima infanzia riconoscono nell’errore del bambino che sta imparando a parlare un indizio del suo lavoro linguistico, che non è solo di semplice mimesi, ma anche, e soprattutto, di costruzione creativa e personale. Il bambino, in altre parole, non si limita ad imitare le frasi sentite da altri, ma utilizza il materiale linguistico di cui dispone per creare nuove frasi e nuove strutture sintattiche mai sentite prima. Questo lo vediamo quando il bambino dice “io ando” invece di “io vado”: capiamo soltanto così che egli ha utilizzato il verbo “andare” – che ha sentito da qualcuno – per formare la terza persona singolare per assimilazione.” Magari tutta l’arte fiorisce in questo modo. Non si può certo creare a mente vuota: spesso le grandi opere nascono da errori da parte di un riproduttore, come una canzone nasce da variazioni di un brano noto, inebriata da mille influenze. Homo sapiens e i suoi prodotti (alti e bassi) sono semplicemente figli della serendipità: non potremo mai toccare il cielo, ma non abbiamo alcun limite nell’esplorare la Terra con le nostre braccia e le nostre mentisabato 4 febbraio 2012
Spinoza ha anticipato Gazzaniga di 300 anni.
Il linguaggio, strumento di elezione della coscienza, è anch’esso prodotto di processi inconsci. Non si pianifica consciamente la grammatica su cui un discorso s’intesse, non vi è abbastanza tempo e la coscienza è tra tutti i processi neurali “l’ultimo a sapere delle cose”. Un esempio pratico di quanto si sta dicendo è la situazione di un individuo che provi a parlare una lingua straniera, quando insomma è un competente consapevole: l’elaborazione di un periodo di senso compiuto sarà il risultato di un pensiero cosciente che richiederà concentrazione per la ricerca di ciò che si è appreso in precedenza. Lo stesso ovviamente non avviene se si elabora un periodo nella propria lingua madre in cui si ha raggiunto un livello di competenza inconsapevole. Detto questo sembra che Skinner avesse ragione quando disse che la Stein esprimeva nella sua prosa le automatiche risposte verbali che abbiamo davanti a specifici stimoli, la sua arte dunque non era che un riflesso involontario. Gertrude Stein obbiettò la frase di Skinner affermando di arrivare a frasi come “una rosa tagliata rosa, un crollo ed un buco venduto, un po’ meno caldo” grazie a un eccesso di coscienza, l’extra-coscienza. Eppure se Dostoevskij afferma che “è proprio […] nella perfetta consapevolezza di ogni cosa che sta l’ebbrezza”, Gertrude Stein ha dovuto infine ritenersi sconfitta. Vittoriosa ne uscì la linguistica di Chomsky. Il concetto è semplice: la struttura del linguaggio fa parte della struttura del cervello. Le parole vengono disposte su binari che il nostro cervello traccia inconsciamente. I meccanismi interni di importanti aspetti mentali, inclusa la comprensione del perché facciamo quel che facciamo non sono necessariamente conoscibili dall’io cosciente. In conclusione, ricordando Gertrude Stein in “How to write”: “Come può essere la coscienza? Ciò nonostante”.
Giammarco Cascino
giovedì 22 dicembre 2011
giovedì 13 ottobre 2011
Stress: il picco del cortisolo al momento del risveglio (CAR)
Il cortisolo, principale prodotto endocrino di condizioni stressanti, viene secreto con un preciso andamento circadiano, regolato dal sistema nervoso centrale. La sua produzione durante al momento del risveglio e’ relativamente distinta dalla secrezione del resto del giorno: essa è sotto il controllo del nucleo soprachiasmatico dell’ipotalamo(SCN) e regolata finemente da una via neurale diretta alla corteccia surrenale tramite il simpatico. Esso è coinvolto in una serie di processi cruciali come il ripristino dello stato di coscienza, il conseguimento parziale o totale dell’allerta, le modificazioni degli altri ormoni, l’equilibrio immunitario e l’attivazione del sistema motorio.
Il CAR(cortisol awakening response) dura generalmente 30-45 min dopo il risveglio e può essere considerato un marcatore biologico dello stato psicosociale e di salute: molte malattie sono spesso associate ad una scarsa coordinazione circadiana, potenzialmente rilevabile da un esame del CAR. Invecchiamento e stress cronico sono associati a cambiamenti dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene(HPA) e di altre regioni del SNC sensibili a glucocorticoidi(ad esempio ippocampo)che comportano variazioni del pattern basale circadiano di secrezione di cortisolo, largamente controllato dall’SCN, che influenza l’attività del corticosurrene tramite input ai nuclei paraventricolari: la concentrazione di cortisolo salivare ha un incremento del 50-100% rispetto alla media durante i 30 min che seguono il risveglio per 5 giorni consecutivi in soggetti sani. Effettuando il medesimo esperimento con lo stesso gruppo di persone, 2 anni dopo, il picco in tutti i gruppi è a rimasto a 30 min dopo il risveglio, con buona stabilità intra-individuale. E’ bene precisare che il CAR non è associato a cambiamenti posturali, durata del sonno o modalità del risveglio, bensì maggiormente associato a variabili genetiche relative alla secrezione nittimerale di cortisolo.
L’invecchiamento, come una serie di condizioni cliniche(malattie cardiovascolari, autoimmuni, lenta riparazione delle ferite, depressione clinica, demenza, Alzheimer e attacchi d’ansia) sono associati ad un primo incremento durante risveglio e da un attenuato incremento dopo risveglio. Un’eccezione notevole è il disordine da stress post-traumatico(CAR attenuata e curva bassa durante risveglio). Sembra che soggetti sani possano modificare il proprio CAR in risposta alle esperienze del giorno precedente, prevedendo quelle del successivo: infatti il CAR è attenuato nel weekend, dove solitamente le persone hanno meno occupazioni. Tuttavia recentemente è stato riportato che una miglior misura di uno stato psicosociale positivo non dipende dall’ampiezza del CAR ma molto di più dalla variazione circadiana nel giorno intero.
Il CAR dipende anche da fattori non psicologici come sesso, tempo di veglia, luce, volume dell’ippocampo, feedback dei recettori dei glucocorticoidi e genotipo. Il simpatico, tramite in nervo splancnico, nel periodo immediatamente prima del risveglio riduce la sensibilità surrenale agli aumentati livelli di ACTH, mentre subito dopo il risveglio la sensibilità surrenale all’ACTH è incrementata in risposta alla luce: una funzione, questa, mediata dall’SCN con un pathway extraipofisario(retina->SCN->surrene, senza passare dall’ipofisi e senza coinvolgimento di CRH né di ACTH). L’ippocampo inoltre ha attività permissiva per il CAR pur avendo effetti inibitori sull’attività dell’asse HPA: probabilmente l’ippocampo agisce prima del risveglio(perché il sonno REM è associato a marcata attivazione ippocampale, che porta ad un tono inibitorio della secrezione di cortisolo, mentre il risveglio è associato a spegnimento ippocampale)
STATO DI COSCIENZA
Studi di EEG e imaging del cervello hanno rivelato che il risveglio comporta un rapido ristabilimento dello stato di coscienza, ma che il raggiungimento dello stato di allerta è relativamente lento. Tramite PET durante il risveglio si è notato che tronco encefalico, talamo, gangli della base e corteccia del cingolo anteriore si riattivano rapidamente con uno stato di “inerzia del sonno”(15-60 min tra riacquisto di conoscenza e raggiungimento di un’allerta completa)forse dovuto alla riattivazione più tardiva della corteccia prefrontale. Il CAR è coinvolto indirettamente: innalzamenti acuti di cortisolo stimolano l’eccitazione psicologica e riducono la fatica; lo è anche direttamente: In soggetti privati del sonno l’esposizione di prima mattina a luce intensa induce un immediato innalzamento dei livelli di cortisolo.
AFFATICAMENTO E MEMORIA
Un elevato CAR è associato a diminuzione della fatica media in un periodo di 3-4 gg. Stati di eccitazione o anticipazioni di giorni impegnativi prima dei 45 min post risveglio correlano positivamente con il CAR. Inoltre alti livelli di sonnolenza sono associati a bassi livelli di cortisolo 15 min dopo il risveglio in lavoratori d’ufficio sani. Da uno studio con un soppressore della sintesi del cortisolo è risultata una significativa perdita di memoria di immagini e testi appresi 3 giorni prima: il CAR può essere importante per l’avvio delle rappresentazioni mnemoniche nell’organizzazione della personalità, delle identità e del self, quando devono rimanere preattivate per esperienze maggiormente acute. A sostegno di questo, il CAR risulta attenuato in pazienti con disordini della memoria dovuti a danno ippocampale.
Il CAR ha relazioni anche con il ritmo circadiano immune(disregolazioni endocrine si osservano in varie malattie, come il cancro): il cortisolo inibisce i linfociti th1 e stimola la risposta th2; forse un elemento fondamentale del risveglio è lo switch tra risposta th1 notturna e th2, dominante al mattino.
ATTIVAZIONE MOTORIA
Stati di sonno associati a inibizione di funzioni motorie(atonia del sonno) sono fondamentali per assicurare passività fisica durante i periodi di attivazione dinamica del cervello associati agli stati di sogno; essa è indotta da proiezioni discendenti ai motoneuroni spinali dal tegmento pontino caudale dorso laterale. Il coinvolgimento del CAR potrebbe esserci in quanto incrementa l’eccitabilità della corteccia motoria; inoltre anche in altri momenti della giornata un picco di cortisolo potrebbe facilitare il movimento volontario, probabilmente facilitando risposte motorie appropriate a nuovi pattern comportamentali, es capacità di provare nuove abilità motorie(Sandi 1996). E’ anche vero che il cortisolo inibisce la plasticità neuronale della corteccia motoria (cruciale per la consolidazione delle abilità): probabilmente l’esplorazione ambientale avviene di giorno, mentre il consolidamento delle abilità, durante la fine della giornata(livelli di cortisolo più bassi)
Conclusione: in futuro è possibile che differenti pattern o caratteristiche del CAR possano essere riconosciuti come biomarker di differenti funzioni associante a diversi sistemi cerebrali e disfunzioni neuronedocrine(SCNmediate, funzione ippocampale, asse HPA)








