mercoledì 4 maggio 2011

Proprietà morfologiche ed elettrofisiologiche degli interneuroni colinergici dei gangli della base


I gangli della base includono differenti nuclei subcorticali interconnessi coinvolti nella carica motivazionale, nella pianificazione del movimento e nell’apprendimento.  Lo striato rappresenta il principale nucleo di ingresso per la circuiteria dei gangli della base. Riceve afferenze eccitatorie (glutammatergiche) dalla corteccia e dal talamo ed è densamente innervato da neuroni dopaminergici del mesencefalo. La maggioranza dei neuroni striatali è GABAergica, molti di questi sono appunto neuroni GABAergici di proiezione di medie dimensioni e coperti di spine dendritiche.  Sono stati poi identificati almeno tre tipi di interneuroni GABAergici in base alle loro proprietà elettrofisiologiche e neurochimiche.  Questi interneuroni possono presentare proteine leganti calcio come la parvalbumina, la calretinina e il neuropeptide Y, oppure la somatostatina o la NADH diaforasi. Di conseguenza sono stati classificati rispettivamente come neuroni fast-spiking (FS), neuroni con spike persistente e a bassa soglia (PLTS) e neuroni con spike a bassa soglia (LTS). Uno studio relativamente recente ha identificato un nuovo gruppo di neuroni GABAergici  che esprimono la Tirosina Idrossilasi (TH+). Oltre alla popolazione numericamente superiore di neuroni GABAergici , lo striato contiene anche una piccola percentuale di neuroni che procura per quest’area uno dei più alti livelli di acetilcolina (ACh) del cervello. Sono questi i grandi interneuroni colinergici sprovvisti di spine dendritiche (ChIs) caratterizzati da una densa arborizzazione assonica locale e un’attività di scarica tonificante. E’ ormai risaputa la centralità dei ChIs striatali nella circuiteria dei gangli della base sia per il controllo del movimento volontario che nella patogenesi di malattie quali il morbo di Parkinson (PD) e la distonia, tant’è che i farmaci anticolinergici sono stati a lungo la prima scelta per la terapia di queste malattie.
I grandi interneuroni colinergici sprovvisti di spine dendritiche rappresentano meno del 2 % di tutta la popolazione neuronale dello striato. La loro identificazione neurochimica è data dall’espressione di ChAT, l’enzima biosintetico per l’ACh. Morfologicamente sono caratterizzati da un grande soma poligonale (Ø 20-50 micron), arborizzazioni dendritica e assonale diffuse e una peculiare distribuzione nella matrice dello striato (PMID: 9706390), caratteristiche che suggeriscono il coinvolgimento degli interneuroni colinergici nell’integrazione delle afferenze in aree relativamente ampie, nonché una loro funzione associativa all’interno dello striato. Registrazioni elettrofisiologiche in vitro hanno registrato le peculiarità della membrana dei ChIs che differenziano questi ultimi dagli altri sottogruppi neuronali dello striato: un potenziale di membrana a riposo relativamente basso (depolarizzato, minore in valore assoluto), un potenziale d’azione a lunga durata, alta resistenza d’input, una notevole iperpolarizzazione successiva al potenziale d’azione e una notevole corrente cationica attivata dall’iperpolarizzazione. Queste cellule si attivano autonomamente, presentano modelli di attivazione tonica, da un singolo spike irregolare a schemi ritmici, anche in assenza di input sinaptici, suggerendo la natura intrinseca della loro origine. La prevalenza di un modello di attivazione in ogni singolo neurone è dipendente dalla conduttanza del K+ attivata dal calcio. In particolare, lo spike singolo dipende da un’iperpolarizzazione successiva al potenziale d’azione di media durata generata da rapide correnti SK (Apamin-Sensitive Calcium-Activated Potassium Currents) che sono associate a canali del calcio attivati ad alto voltaggio (HVA), CaV2.2 . D’altro canto, i modelli d’attivazione periodici sono dovuti da una graduale e lenta iperpolarizzazione successiva al potenziale d’azione associata a canali del calcio CaV1. La specifica associazione tra i sottotipi dei canali del calcio HVA e le correnti del K sottostanti alle mAHP e sAHP è generata dalle dinamiche della distribuzione del calcio a livello dei siti con differente cinetica di legame nel citoplasma. Agli interneuroni colinergici giungono le proiezioni glutammatergiche dalla corteccia e dai nuclei centromediano e parafascicolare del talamo nonché un’estesa proiezione dopaminergica dalla substantia nigra pars compatta. 
L’effetto predominante della dopamina sui ChIs è mediato dai recettori D2 che inibiscono l’efflusso di Ach striatale, riducendo sia l’attivazione autonoma del potenziale d’azione che gli input sinaptici sui ChIs. Il primo si ottiene migliorando la lenta inattivazione dei canali per il Na+ voltaggio-dipendenti e modulando la corrente Ih, il secondo attraverso l’inibizione dei canali del calcio HVA. In più, i ChIs  esprimono i recettori D1-like e D5 che si collocano soprattutto a livello del soma e dei dendriti e che depolarizzano la cellula promuovendo l’apertura non selettiva dei canali per cationi e la chiusura dei canali per il K+ , quindi, a sua volta, favorisce il rilascio di ACh.  Un ulteriore livello di controllo del rilascio si ACh è rappresentato dagli autorecettori muscarinici M2/M4. L’attivazione degli auto recettori riduce il rilascio di ACh grazie alla chiusura dei canali del calcio Cav2 che mediano l’esocitosi e favorendo l’apertura dei canali del K+ Kir3 che iperpolarizzano le estremità terminali della membrana e quindi riducono l’apertura dei canali del Ca2+. Inoltre gli ChIs ricevono proiezioni estrinseche serotoninergiche  e noradrenergiche eccitatorie e una innervazione intrinseca GABAergica inibitoria sia dai neuroni di proiezione che dagli interneuroni. Potenziali postsinaptici evocati da stimolazione elettrica delle fibre che innervano gli ChIs sono mediati dai recettori ionotropici NMDA, AMPA e GABAA . Su completa inibizione delle componenti sinaptiche glutammatergiche e della proiezione GABAergica , è rivelato un lento potenziale sinaptico inibitorio che è mediato da una conduttanza al K+ attivata da recettori M2-like. L'attività dei ChIs è quindi altamente regolata tramite una complessa interazione tra le proprietà intrinseche e il controllo neuromodulatorio esercitato da più trasmettitori.

References
  • Bolam J. P., Wainer B. H., Smith A. D. (1984). Characterization of cholinergic neurons in the rat neostriatum. A combination of choline acetyltransferase immunocytochemistry, Golgi-impregnation and electron microscopy. Neuroscience 12, 711–718. doi: 10.1016/0306-4522(84)90165-9.
  • Smith A. D., Bolam J. P. (1990). The neural network of the basal ganglia as revealed by the study of synaptic connections of identified neurones. Trends Neurosci. 13, 259–265. doi: 10.1016/0166-2236(90)90106-K.
  • Tepper J. M., Tecuapetla F., Koós T., Ibáñez-Sandoval O. (2010). Heterogeneity and diversity of striatal GABAergic interneurons. Front. Neuroanat. 4:150. doi: 10.3389/fnana.2010.00150.
  • Bennett B. D., Wilson C. J. (1998). Synaptic regulation of action potential timing in neostriatal cholinergic interneurons. J. Neurosci. 18, 8539–8549.
  • Wilson C. J. (2005). The mechanism of intrinsic amplification of hyperpolarizations and spontaneous bursting in striatal cholinergic interneurons. Neuron 45, 575–585. doi: 10.1016/j.neuron.2004.12.053. 
  • Wilson C. J., Chang H. T., Kitai S. T. (1990). Firing patterns and synaptic potentials of identified giant aspiny interneurons in the rat neostriatum. J. Neurosci. 10, 508–519. 
  • Wilson C. J., Goldberg J. A. (2006). Origin of the slow afterhyperpolarization and slow rhythmic bursting in striatal cholinergic interneurons. J. Neurophysiol. 95, 196–204.     

sabato 9 aprile 2011

Il nucleo spinale del Trigemino

Si ringrazia Vobberto per l'articolo.

"Ogni dolore viene scritto su lastre di una sostanza misteriosa al paragone della quale il granito è burro. E non basta un'eternità a cancellarlo."        Dino Buzzati 

La radice suprema del nervo trigemino, arrivata a livello del ponte, piega inferiormente formando il fascio spinale del trigemino: esso manda assoni fino al terzo mielomero cervicale ricevendo varie afferenze dai nervi faciale, vago e glossofaringeo, cruciali per riflessi vari (starnuto, riflesso lacrimale, corneale ecc). La maggioranza degli assoni (sensitivi primari) però restano nel tronco encefalico terminando nel nucleo spinale del trigemino, localizzato nel bulbo davanti ai nuclei vestibolari, medialmente al fascio omonimo. Anche in questo caso sono presenti numerosi collaterali provenienti dai nervi faciale glossofaringeo e vago: si tratta di un omologo funzionale del fascicolo dorso laterale del Lissauer presente nel midollo spinale. Esso è tradizionalmente diviso in tre parti: caudalis(dal midollo fino all’obex), interpolaris(fino alla giunzione pontobulbare) e oralis(fino al nucleo pontino del trigemino). La pars caudalis ha una struttura lamellare simile a quella del corno dorsale del midollo: la lamina I riceve afferenze somatiche generali accoppiate a rilascio di sostanza P, la lamina II presenta enkefaline e funzionalmente è assimilabile alla sostanza gelatinosa, le lamine III e IV sono magno cellulari. Si tratta del sottonucleo maggiormente coinvolto nella trasmissione del dolore. E’ presente una somatotopia caudo rostrale che corrisponde ad una rappresentazione somatica sempre più profonda (pertanto la pars oralis è relativa al dolore buccale, mentre la interpolaris a quello cutaneo).

I neuroni sensitivi secondari formano il fascicolo tegmentale dorsale (noto anche come fascio trigemino-talamico ventrale) che passa vicino alla formazione reticolare decussando la linea mediana e terminando a livello della divisione mediale del nucleo ventrale posteriore del talamo. Il nucleo spinale proietta inoltre anche direttamente alla formazione reticolare, collaborando alla via spinoreticolotalamica per la regione della testa. Numerosi studi recenti sono stati compiuti per descrivere la presenza di un vasto repertorio di molecole(soprattutto cotrasmettitori) all’interno di questo nucleo.
In uno di questi sono state valutate le concentrazioni extracellulari di GABA nel nucleo spinale del trigemino durante il formalin test, su campioni di 30 microlitri ognuno, ottenuti da microdialisi e studi farmacologici su due gruppi di 6 ratti, valutando la risposta comportamentale all’iniezione di formalina (gruppo1) o soluzione salina (gruppo 2). Successivamente ad altri 3 gruppi di ratti sono stati iniettati soluzione salina, muscimolo (agonista del recettore del GABA) o bicullina (antagonista dello stesso recettore) sempre a livello del nucleo spinale, prima di iniziare il formalin test. L’iniezione di formaldeide induce una risposta comportamentale bifasica e incrementa i livelli di GABA dopo 15-45 minuti. L’iniezione di bicullina (e non muscimolo o soluzione salina) diminuisce notevolmente la risposta comportamentale al formalin test. Tali risultati suggeriscono che i neuroni gabaergici del nucleo spinale del trigemino siano coinvolti nella trasmissione di informazioni nocicettive.
Altri esperimenti sono stati condotti per investigare il possibile coinvolgimento delle specie reattive dell’ossigeno nella nocicezione nel sub nucleo caudalis del nucleo spinale trigeminale. Nel primo il livello extracellulare di perossido di idrogeno è stato valutato tramite microdialisi del sub nucleo di due gruppi di sei ratti prima di iniezione al labbro superiore di soluzione salina (gruppo 2) o formalina (gruppo 1). Nel secondo esperimento il formalin test è stato condotto su 3 gruppi di 6 ratti dopo microiniezione rispettivamente di 2-ME (2metossiestradiolo, un inibitore della superossido-dismutasi) o NAC (Nacetilcisteina, uno scavenger degli intermedi dell’ossigeno) o soluzione salina. Nel terzo esperimento è stato effettuato un saggio istochimico per l’attività della superossido dismutasi su 2 gruppi di 4 ratti dopo 2h dal’iniezione (rispettivamente di formalina o soluzione salina). I risultati mostrano che i livelli di perossido di idrogeno aumentano all’interno del sub nucleo durante il dolore facciale (134% rispetto ai livelli base); l’inibizione della superossido dismutasi o la rimozione di intermedi dell’ossigeno diminuiscono la sensibilità a stimoli di dolore facciale; stimoli persistenti di dolore facciale diminuiscono l’attività del superossido (fino al 90% del nucleo contro laterale). Tali dati suggeriscono che specie reattive dell’ossigeno siano prodotte dal sub nucleo caudalis durante dolore trigeminale persistente e sono necessari per la trasmissione del dolore. L’anione superossido è stato rilevato anche dopo un sovraccarico meccanico funzionale dei denti dovuto alla preferenza per la masticazione su un solo lato indotta nei ratti tramite piccola abrasione di un molare, in modo tale che la lateralizzazione della masticazione venisse confermata per elettromiografia. La produzione di superossido è stata valutata tramite microscopia a fluorescenza dopo iniezione di diidroetidio. I risultati mostrano che vi è un aumento della sua produzione a livello del sub nucleo oralis del nucleo spinale del trigemino nello stesso lato in cui la masticazione viene preferita. Questo dimostra che un’aumentata attività di neuroni sensitivi non-nocicettivi può stimolare la produzione di specie reattive dell’ossigeno all’interno dei neuroni di secondo ordine di tale nucleo. Tramite ulteriori esperimenti è però stato chiarito che un significativo incremento della produzione di superossido nei nuclei omolaterali avviene dopo 45 minuti e l’attività di SOD (superossido dismutasi) non ha significative differenze tra i nuclei dei due lati. Pertanto lo ione superossido è coinvolto nei processi dolorifici indotti dall’infiammazione, e non dal dolore acuto.

Un’altra analisi ha riguardato neuroni enkefalinergici, proposti come aventi ruoli cruciali nella modulazione del dolore nella pars caudalis. Le enkefaline fanno parte del sistema degli oppiati endogeni, tutti accoppiati a G protein di tipo inibitorio, il cui effetto è spesso quello di inibire la sensibilità elettrica dei neuroni adiacenti, giocando quindi un ruolo importante nella modulazione della nocicezione. Per marchiare tale neurotrasmettitore è stata utilizzata proenkephalina-gree fluorescent protein (PPE.GFP) in topi transgenici. E’ stata applicata una FISH combinata a tecniche di immunofluorescenza, quindi è stata esaminata la diversità fenotipica di neuroni PPE-GFP con immunostaining per vari marker che caratterizzano i sottotipi di neuroni ENKergici. Circa il 26% dei neuroni GFP positive erano contemporaneamente immunoreattivi per la GAD(acido glutammico decarbossilasi) e 15% positivi per il GABA. Le proporzioni di cellule positive a calbindina o calretinina tra i neuroni ENKergici sono 8% e 7%. Solamente 1% di tali neuroni è positivo per la parvalbumina, mentre nessuno coesprime l’ossido nitrico sintasi (NOS). E’ stato quindi iniettato un tracciante retrogrado nelle regioni talamiche,, osservando che un piccolo numero di neuroni ENKergici della pars caudalis restano marchiati dal tracciante. Tutti questi dati sperimentali dimostrano che il controllo delle vie dolorifiche è esercitato da molecole molto eterogenee, la cui conoscenza può essere cruciale per lo sviluppo di terapie efficaci contro malattie come la nevralgia del trigemino(in passato nota come “malattia del suicida”).

References:

Thomas C. Pritchard, Kevin Douglas, Alloway; Medical Neuroscience.

Viggiano A et al. PMID: 15288579
Viggiano A, PMID: 15979588
Viggiano A, PMID: 20045451
Viggiano E, PMID: 20058053

Huang J PMID: 20974201    

martedì 29 marzo 2011

Sulla patogenesi dell'Alzheimer

N.B. Questo articolo è una traduzione a grandi linee di un articolo originale che si può visualizzare con il link seguente: http://acbjournal.org/Synapse/Data/PDFData/1049ACB/acb-43-332.pdf e a cui si rimanda per le References.

Il morbo di Alzheimer (Alzheimer’s Desease, AD) è la più comune causa di demenza in età senile. Regioni del cervello adibite all’apprendimento, alla memoria e al comportamento emotivo  corteccia entorinale, ippocampo, amigdale, telencefalo basale) si riducono di volume nei pazienti affetti da AD come risultato della degenerazione sinaptica e infine per la morte delle cellule neuronali. Le caratteristiche molecolari della patologia consistono in grovigli neurofibrillari intracellulari e in placche amiloidi extracellulari (Ab). Nonostante l’influenza di vari fattori genetici e ambientali, come l’invecchiamento ,nell’esordio dell’AD, diverse prove derivanti da studi su modelli sperimentali e su tessuto cerebrale affetto da AD hanno dimostrato che la neurodegenerazione che soggiace alla AD è associata a caratteristiche morfologiche e biochimiche dell’apoptosi.  Studi sull’uomo hanno mostrato una significativa condizione patologica delle sinapsi nell’AD e hanno identificato la perdita delle sinapsi come principale causa della deficienza cognitiva nella malattia. Tra i meccanismi di morte cellulare, l’apoptosi è stata proposta per spiegare la perdita di cellule osservata in molti disordini neurodegenerativi.  Vi sono due vie principali dell’apoptosi, la via intrinseca e la via estrinseca. Nella via intrinseca l’interazione tra la proteina anti-apoptotica Bcl2 e la proteina pro-apoptotica Bax gioca un ruolo chiave nell’attivazione dei segnali apoptotici che coinvolgono i mitocondri con il rilascio del citocromo C. Successivamente l’iniziatore caspasi-9 è attivato e può condurre l’attivazione della caspasi esecutiva, principalmente caspasi-3. L’attivazione della caspasi-3 porta la cellula a distruzione attraverso proteolisi.
Vie dell'apoptosi
Le Neureguline (NGRs) sono altamente espresse nel sistema nervoso, mentre ErbB4 (un recettore di NGR) è molto espresso nei neuroni durante lo sviluppo del cervello. NGR1 e il suo recettore ErbB tirosina chinasi sono espressi non solo nel sistema nervoso in sviluppo, ma anche nel cervello adulto. Inoltre  la funzione di NGR1 è largamente mediata da una classe di recettori tirosina chinasi che includono ErbB2, ErbB3 e ErbB4. Tra i recettori ErbB, ErbB4 sembra essere il mediatore primario della funzione di NRG1 nel sistema nervoso centrale. Recenti studi biochimici indicano che ErbB4 è presente maggiormente nelle PSD delle sinapsi eccitatorie e nei terminali presinaptici GABAergici della corteccia cerebrale. In più, nell’ippocampo, l’mRNA di NRG1 è espresso nell’area CA3, una regione presinaptica per CA1 che mostra espressione di ErbB4. NRG1, inoltre, può essere neuroprotettiva per i neuroni corticali, i neuroni motori, i neuroni dopaminergici, i neuroni sensoriali della coclea e le cellule PC12. Queste scoperte suggeriscono che il segnale NGR1/ErbB4 potrebbe essere importante nei processi cognitivi, di apprendimento e formazione della memoria attraverso la modulazione della plasticità sinaptica e la sopravvivenza neuronale ed è una molecola critica nelle malattie neurodegenerative.
Immunoreattività a ErbB4 e Bax in neuroni apoptotici dell'ippocampo in pazienti affetti da AD e confronto con campione di controllo.
La regolamentazione della famiglia delle proteine ​​Bcl-2 è fondamentale per il mantenimento dell'integrità e della funzione mitocondriale in tal modo di decidere il destino di una cellula in seguito a stress severo. (Il peptide Aβ1-42 induce la morte delle cellule nel neuroblastoma umano per l'attivazione della caspasi-3, inizialmente tramite un aumento di rapporto Bax/Bcl-2. Inoltre l’induzione di Bcl2 e Bax ha dimostrato di essere collegata all’iperfosforilazione di tau e alla morte neuronale indotta da acido okadaico nel cervello di ratto). Studi di espressione genica ad ampio spettro hanno dimostrato analoga deplezione dei membri anti-apoptotici del gene della famiglia Bcl-2 nell'ippocampo affetto da AD e nella neocorteccia superiore del lobo temporale e uno spostamento verso l'espressione più pro-apoptotica della famiglia Bcl-2 specie Bax,Bad, Bid e Bik. Nonostante ciò l’immunoreattività a ErbB4 si riscontra insieme a quella per Bax nei neuroni piramidali apoptotici delle zone dell’ippocampo. Recentemente, ErbB4 ha dimostrato di giocare un ruolo chiave nella maturazione, in seguito ad attivazione, e nella plasticità della funzione sinaptica eccitatoria. Inoltre è stato dimostrato che NRG1 attiva ErbB4 e regola la trasmissione GABAergica nel cervello adulto. E’ stato dimostrato che l’immunoreattività di ErbB4 e NRG1 è associata a placche neuritiche in cervello affetto da AD così come in un modello transgenico di AD. NGR dunque può svolgere un ruolo nella plasticità sinaptica, il mantenimento e la regolazione della struttura sinaptica, o combinazioni di queste funzioni nel cervello dell’adulto.  L'immunoreattività ErbB4 è risultata significativamente aumentata nel cervello umano affetto da AD e colocalizzata con Bax in neuroni piramidali apoptotici delle regioni ippocampali. Tuttavia, se l'aumento di immunoreattività di ErbB4 o la colocalizzazione di ErbB4 con Bax in neuroni piramidali apoptotici siano stati coinvolti in pathway di sopravvivenza o di morte non è stato dimostrato. Indipendentemente da ciò, risultati in vitro di AD sperimentale hanno mostrato chiaramente che è necessario ErbB4 per la tutela di NRG1 nella morte delle cellule neuronali. Simile a APP, ErbB4 è un substrato per la γ-secretasi e, come tale, presenta una prima scissione per mezzo di TACE e rilascia un peptide solubile extracellulare che contiene il sito di legame per NRG1 (ecto-ErbB4). Il frammento rimanente di 80 kDa che rimane ancorato alla membrana plasmatica (cioè ErbB4-CTF) è ulteriormente scisso da una γ-secretasi presenilina-dipendente nel suo dominio transmembrana e in un dominio intracellulare (ErbB4-ICD) che viene rilasciato e che trasloca nel nucleo e regola la trascrizione. 

L’immunostaining di ErbB4  è significativamente aumentata nel nucleo, suggerendo che la scissione della presenilina-dipendente di ErbB4 può essere coinvolta nella progressione della patologia AD. Ulteriori analisi del ruolo della NRG1 in AD potrebbe essere utile nella comprensione della patogenesi di AD stessa. Collettivamente, gli studi mostrano chiaramente che l’immunoreattività ErbB4 è significativamente aumentata nel cervello affetto da AD, rispetto ai controlli di pari età e che l’immunoreattività di ErbB4 è colocalizzata con Bax in neuroni piramidali apoptotici dell'ippocampo, suggerendo che la segnalazione NRG1/ErbB4 possa servire come un segnale di sopravvivenza in progressione di AD.

mercoledì 23 marzo 2011

Regolazione patologica delle spine dendritiche delle cellule di Purkinje

La concentrazione intracellulare del Ca^2+   è coinvolta nelle principali funzioni neuronali e viene regolata da canali ad esso permeabili o da proteine con la capacità di legarlo alla propria struttura. I canali del Ca^2+ voltaggio dipendenti (VDCC) sono i regolatori principali della concentrazione di questo ione nel neurone.  Essi sono composti da una subunità a1  che descrive un poro nella membrana ed è voltaggio sensibile e da altre subunità accessorie (β,γ,δ,a2); vengono inoltre distinti in base alle caratteristiche farmacologiche ed elettrofisiologiche della loro subunità  in L, N, P/Q e R. Il tipo P/Q è espresso nel SNC, in particolare nelle cellule del Purkinje e nelle cellule dei granuli della corteccia cerebellare. Delle mutazioni a carico di questo canale sono collegate a diversi disturbi neurologici nell’uomo come l’atassia spino-cerebellare di tipo 6, l’emicrania emiplegica familiare e l’atassia episodica di tipo 2. 
Il topo “rolling Nagoya” (Cacna1a^tg.rol) presenta una mutazione puntiforme spontanea al segmento S4 voltaggio sensibile della subunità a1a. Recenti studi di elettrofisiologia[1] hanno rivelato che in questi topi avviene una diminuzione dell’ampiezza del PPSE nelle sinapsi che le Purkinje compiono con le fibre parallele e un aumento del PPSE nelle sinapsi tra le stesse Purkinje e le fibre rampicanti. Attraverso l’utilizzo di un HVEM[2] (high voltage electron microscope) sono state osservate nei topi “rolling Nagoya” numerose spine dendritiche là dove nei topi sani sono per lo più assenti, ovvero sui dendriti prossimali delle cellule di Purkinje; queste inoltre fanno sinapsi con le fibre rampicanti. Sull’arborizzazione dendritica terziaria invece la densità e la dimensione delle spine dendritiche risultano minori rispetto a condizioni normali e persino la loro forma ed orientamento si presentano più irregolari. Prendendo in considerazione uno  studio di Segal et al.[3], uno dei principali fattori che modulano la morfologia delle spine dendritiche è la concentrazione del Ca^2+ intracellulare: un moderato aumento della sua concentrazione aumenterebbe il numero e la dimensione delle spine dendritiche, al contrario basse o alte concentrazioni porterebbero alla soppressione delle stesse. La concentrazione di Ca^2+ nei dendriti terziari delle cellule di Purkinje dei topi “rolling Nagoya” risulta diminuita in conseguenza all’inefficienza del canale del  P/Q  e ciò concorda con la scomparsa delle spine dendritiche a questo livello e il conseguente calo del PPSE.  Le spine ectopiche sui dendriti prossimali delle cellule di Purkinje possono spiegare su basi morfologiche l’aumento del PPSE nelle sinapsi delle cellule di Purkinje con le fibre rampicanti, in quanto offrono una maggiore superficie in qualità di elemento post-sinaptico. La presenza di spine ectopiche può essere a sua volta spiegata dall’alterata omeostasi del Ca^2+, la mutazione del canale P/Q viene compensata in vari modi: con una maggiore attività dei canali del Ca^2+, del tipo N e L, con la modulazione di proteina leganti Ca^2+ e la down-regulation di canali del Ca^2+ intracellulari come RyR1. Le indagini morfologiche nei topi “rolling Nagoya” hanno rivelato inoltre alterazioni caratteristiche delle sinapsi tra le varicosità delle fibre parallele e le spine dendritiche delle cellule di Purkinje, queste sinapsi vengono contratte infatti tra una sola varicosità della fibra parallela con più di 3 spine dendritiche. La diminuzione del PPSE nelle sinapsi tra cellule del Purkinje e fibre parallele, causata dalla diminuzione delle spine dendritiche delle Purkinje stesse, indurrebbe la formazione di queste sinapsi multiple attraverso una ipertrofia delle varicosità.

La morfologia delle spine dendritiche delle cellule di Purkinje e di conseguenza la microcircuiteria principale del cervelletto è il risultato di un’orchestrazione che avviene tra l’omeostasi del calcio e le due maggiori afferenze eccitatorie: le fibre rampicanti e le fibre parallele


[1] Matsushita et al. (2002) Purkinje cell spines of rolling mouse Nagoya. J Neurosci 22: 4388-4398
[2] Sen-Ich Oda et al. (2010) Differential regulation of Purkinje cell dendritic spines in rolling mouse Nagoya. Abc.2010.43.3.211
[3] Segal et al. (2000) Dendritic spines formation and pruning: common cellular mechanisms? Trends Neurosci 23: 53-53

lunedì 21 marzo 2011

Corea di Huntington

"bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante" F.W.Nietzsche

Questo particolare tipo di corea a carattere ereditario prende il nome da un giovane medico di Long Island, George Huntington, il quale nel 1871, osservando un padre e un figlio che camminavano davanti a lui tenendosi per mano e agitati da movimenti bizzarri e involontari, intuì il carattere ereditario della malattia distinguendola dalle forme non ereditarie di corea.
La corea di Huntington è una malattia neurodegenerativa ereditaria a trasmissione autosomica dominante. Nonostante la malattia sia congenita, l'insorgenza è spesso tradiva, i primi sintomi infatti compaiono tra i 30 e i 45 anni e porta alla morte entro 10-15 anni dall'esordio.
Il quadro clinico è caratterizzato da movimenti involontari che interessano qualsiasi porzione del corpo con l'aspetto di danza, donde il nome corea; sopraggiunge negli stadi più avanzati disartria e quindi incomprensione del linguaggio e impossibilità della deglutizione.
La malattia è caratterizzata inoltre dalla morte cellulare dei neuroni di medie dimensioni del caudato e del putamen e quindi dalla compromissione della proiezione GABAergica striato-pallidale e del sistema colinergico intrastriatale. La distruzione della proiezione GABAergica diretta al segmento esterno del globo pallido libera quest'ultimo dall'inibizione permettendo dunque lo sviluppo dell'ipercinesia.
L'apoptosi dei neuroni dello striato sarebbe causata da agglomerati di una particolare proteina, l'huntingtina (348 kD). Il gene codificante per questa proteina si colloca sul braccio corto del cromosoma 4 e nella corea di Huntington presenta la ripetizione anomala, da 36 a 120 contro le 10-30 ripetizioni dei soggetti normali, di triplette CAG codificanti per la glutammina. L'huntingtina in condizioni normali stimola la produzione di BDNF  (Brain Derived Neurotrophic Factor) avendo come bersaglio una sequenza di 55 paia di basi che ha funzione di interruttore nei confronti del gene di BDNF e altri 20 geni fondamentali per la sopravvivenza dei neuroni. Nella malattia la mutazione dell'huntingtina fa perdere alla proteina questo importante controllo sull'interruttore bersaglio e il BDNF non viene più prodotto. Inoltre l'huntingtina mutata forma degli agglomerati citotossici che vengono accumulati nel nucleo finché non si giunge a morte cellulare programmata.
Non vi è una terapia efficace. Nei modelli animali, trapianti di tessuto striatale fetale nello striato affetto migliora le prestazioni cognitive. Inoltre è stato osservato che l'attività dell'enzima caspasi-1 è aumentata nei pazienti e negli animali affetti dalla malattia e che in topi mutanti privi di questo enzima la progressione della malattia è rallentata.

References:
Pontieri et Al., "Patologia Generale" ed. Piccin, 2010
Ganong, "Fisiologia Medica" ed Piccin, 2008
Stranding et al., "Anatomia del Gray" ed. Elsevier Masson, 2009

Si consiglia la visualizzazione di:
http://www.bio.davidson.edu/Courses/Molbio/MolStudents/spring2003/McDonald/Huntingtin.htm#Locating
http://www.aichroma.com/
http://www.nature.com/nrn/journal/v6/n12/full/nrn1806.html